Eco-Luxury (italiano)
Ecoluxury è il processo di produzione di tutte attività economiche che combinano economia sostenibile ai più alti standard qualitativi. Abbiamo già detto in termini molto generali cosa sia la sostenibilità. Per alta qualità nel turismo intendiamo quei processi in continua evoluzione che perfezionano il servizio, la struttura e lo stile architettonico, la ristorazione ed includa attività e servizi accessori che completano l’esperienza del cliente (spa, trasporto, boutique, biblioteca, ecc.) al fine da raggiungere il grado massimo di pregio, di lusso.
Lusso quindi non inteso come superfluo o solo costoso ma dal latino LUXUS, la cosa più bella o buona di altre (e che provoca ammirazione e consenso).
Molti arricciano il naso alla parola “lusso” abbinato all’ambiente, all’ecologia e alla sostenibilità. Si preferisce il termine qualità, ma la qualità nel prodotto o nel servizio è la standardizzazione e la procedurizzazione per la realizzazione degli stessi. Le catene di fast food, ad esempio hanno processi e standard qualitativi altissimi ma non possiamo definirli di lusso.
Ecoluxury, quindi per contrapporsi ai prodotti di massa basati su modelli obsoleti e non sostenibili. Il turismo di elite, pur responsabile di tanta distruzione è spesso più sensibile e rapido a percepire le nuove esigenze e a rinnovarsi; può essere il traino di un nuovo modello sostenibile.
Il turismo è sempre più percepito come distruttore, in particolare di ciò che per molti paesi è il solo patrimonio: l’ambiente e le tradizioni culturali. Si è troppo spesso allettati da progetti veloci che a medio e lungo termine possono compromettere l’intero modello di sviluppo.
Oggi tutti i comparti industriali stanno ripensando un processo di riconversione verso la sostenibilità. Anche nel turismo in questi ultimi anni sta nascendo un primo nucleo di “laboratori” che stanno sperimentando grazie a proprietari illuminati un nuovo ciclo evolutivo.
Essi nascono principalmente in quei paesi dove la natura è il principale elemento turistico: nel continente africano. Ed è dall’Africa che società lungimiranti stanno esportando il proprio modello di sviluppo in altri continenti quali l’Asia e l’Oceania.
Ma paradossalmente, ed è una delle principali ambizioni di LclWorld, è quella di importare e diffondere in quei paesi industriali e più ricchi il turismo sostenibile. Ovvero in tutti quei paesi dove da un lato è nato il turismo, dove c’è una relativa grande disponibilità economica e una coscienza consapevole.
Pensiamo all’Europa, culla millenaria del turismo e al proprio continuo degrado delle coste mediterranee, da Cipro alla Spagna passando per la Grecia, la Croazia, l’Italia, la Francia; la mancanza di piani di sviluppo turistico differenziato nelle aree protette, la mancanza di fondi e le continue minacce contro i Parchi e le riserve. Il persistere di piani turistici non innovativi, con società non qualificate per progetti sostenibili, mancanze di certificazioni di sostenibilità, l’indifferenza verso quei pochi campioni di lungimiranza e audacia. Il turismo ancora pensato e promosso come una risorsa che sfrutta il territorio fino al proprio esaurimento.
Gli associati di LclWorld hanno sviluppato in maniera differente aspetti fondamentali della sostenibilità, considerando importanti alcuni requisiti quali:
1)Essere strutturalmente piccoli e quindi poco invasivi nell’ambiente ospitante.
2) Standard qualitativi più elevati nel servizio.
3) Sostenibilità ambientale e sociale.
4) Avviare partnership con riserve e Parchi e la comunità locale.
5) Promuovere il turismo come opportunità dello sviluppo economico.
6) Comunicare e promuovere ai propri clienti le attività sostenibili e, su richiesta, renderli visitabili.
7) Esportare progetti analoghi in altre zone del paese o del mondo in collaborazione con governi, enti parco, riserve o partner privati.
Promuovere la sostenibilità in collaborazione con le scuole, università, ecc.
Forse presto le agende di Governi e autorità locali aumenteranno lo spazio dedicato allo sviluppo sostenibile e non solo nel turismo. Sarà così anche perché la coscienza ambientalista è in crescente aumento. Ma più aumenteranno le aree protette e più occorreranno risorse economiche. Occorrerà quindi bilanciare la spesa pubblica con partnership private che potranno nel tempo garantire l’esistenza di questi progetti.
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